“Al più vero del vero opporremo il più falso del falso.”
– Jean Baudrillard, Le strategie fatali
Ipnocrazia è diventato rapidamente un fenomeno editoriale, suscitando un ampio dibattito tra lettori e teorici del digitale. Pubblicato in Italia da Andrea Colamedici per Tlon, il libro ha attirato l’attenzione non soltanto per i suoi contenuti ma anche per il mistero che ha circondato, fino a pochi mesi fa, la figura del suo autore. Pubblicato sotto il nome di Jianwei Xun, quest’ultimo è stato rivelato da Andrea Colamedici essere il prodotto di una cooperazione tra intelligenze umane e intelligenze artificiali, mettendo in scena una mise en abyme tra i temi stessi del libro – tecnologia, soggettività, realtà – e l’identità del suo stesso autore.
Tuttavia, nelle ultime settimane, è emersa una verità alternativa: l’autore di Ipnocrazia non è un’intelligenza artificiale ma un gruppo di dissidenti politici residenti a Hong Kong.

Nei primi mesi del 2024, la versione in lingua inglese del libro, intitolata Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality, aveva iniziato a circolare su internet attraverso un file caricato su un gruppo privato di WeChat. Il libro era stato messo in vendita su Amazon e aggiunto al sito web Goodreads, sui quali è ancora possibile acquistare una copia elettronica o scrivere una recensione del libro, l’anno precedente alla sua pubblicazione in Italia. Se questa versione dei fatti è veritiera, la scelta di utilizzare uno pseudonimo per la pubblicazione del libro sembra essere stata un atto necessario, da parte del gruppo di autori (alcuni blog riportano che il libro è stato scritto a quattro mani), per sottrarsi alla persecuzione della polizia internazionale cinese. Infine, nel 2025, il libro è stato tradotto da Andrea Colamedici e pubblicato in Italia, diventando un fenomeno letterario globale.
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Jianwei Xun, l’autore di Ipnocrazia, non è un’intelligenza artificiale, ma un gruppo di dissidenti politici ricercati dal Partito Comunista Cinese. La prima domanda è: chi sono? La seconda è: che importanza ha?
Lasciamo alla stampa scandalistica la risposta alla prima domanda e, invece, rispondiamo alla seconda, con un’altra domanda: che importanza ha sapere che il tuo telefono non è davvero un Huawei ma una mera imitazione? Oppure che stai indossando delle scarpe da ginnastica Adidas con la scritta Adibos sotto al marchio originale?
Nel secondo caso, come nel caso degli autori di Ipnocrazia, siamo di fronte a un caso di shanzai (山寨), un neologismo cinese usato per significare qualcosa di falso ma anche dotato di una propria creatività. Nelle parole di Byung-Chul Han, la qualità shanzai rappresenta qualcosa che, pur partendo dal protocollo di copia, è in grado di produrre qualcosa di originale. Anche se il tuo telefono non è Huawei ma Huamei, se funziona lo stesso, che importanza ha? Secondo la cultura cinese: nessuna. Infatti, per esempio, l’opera d’arte di uno studente che ricopia alla perfezione quella di un maestro non è una replica della seconda ma, fintanto che la sua qualità estetica è la stessa, è la stessa opera d’arte. Allo stesso modo, le varie versioni che dal XV secolo in poi sono state prodotte di un romanzo storico cinese come I briganti sono considerate delle opere d’arte originali, nonostante non si sappia nemmeno chi siano gli autori.

Come gli autori de I briganti, la versione shanzai di Ipnocrazia mette in secondo piano il riferimento a un originale. Sia che il libro sia stato scritto da Andrea Colamedici e un’intelligenza artificiale o meno, non esiste un’identità vera sottostante ai vari “protocolli di identità” che possono essere attribuiti al libro. Anzi, è proprio perché l’identità di Jianwei Xun è molteplice, che l’opera è in grado di sottrarsi alla logica del potere che vuole a tutti i costi affermare una sola identità. È questo, dopotutto, il principio per eccellenza dell’Ipnocrazia. Il che non significa che non ci sia un soggetto, ma che quest’ultimo non abbia nessuna importanza circa il valore di un’opera – artistica, letteraria, filosofica.
“Non si tratta di tornare a qualche mitica ‘autentica’ identità singola, non è né possibile né desiderabile”, si legge in una pagina di Ipnocrazia, “ma di sviluppare consapevolezza metacognitiva della nostra stessa molteplicità. La rivoluzione contro l’Ipnocrazia non passa dall’affermazione di un’identità reale contro quelle false, ma attraverso la padronanza consapevole dell’arte della molteplicità. L’obiettivo non è essere autentici nel senso tradizionale, ma diventare fluenti nella lingua dell’identità stessa”. L’identificazione dell’autore di Ipnocrazia da parte di Andrea Colamedici, in questo riguardo, non rappresenta un atto di resistenza a un sistema che impone la trasparenza, ma di asservimento alla sua stessa logica (per altre critiche come questa contro Ipnocrazia, visitare il seguente link).
Al contrario, il concetto di shanzai rappresenta una resistenza al regime di identificazione ipnocratico. Nel romanzo storico cinese I briganti, gli shanzai erano dei banditi che contrastavano il sistema di governo, le sue leggi e il suo controllo. Nell’era del tardo capitalismo, gli oggetti di qualità shanzai si fanno spesso gioco delle norme del monopolio, per esempio, l’identità di un marchio; nell’epoca di Donald Trump, i deepfake del suo arresto creati da Eliot Higgins sovvertono la sua strategia di comunicazione e ne invertono la logica a discapito della sua stessa immagine. È la strategia del più falso del falso. L’ipotesi di Jianwei Xun come un gruppo di dissidenti politici cinesi – anche se, no, non è autentica – contrasta l’informazione con il rumore, l’identità con la moltiplicazione stessa dell’identità: è shanzai.
Soltanto riproducendo il falso contro il falso, un altro originale è in grado di essere chiamato con il proprio nome. Più falso del falso: shanzai.
Alessandro Sbordoni è l’autore di Semiotica della Fine. Saggi sul capitalismo e l’apocalisse (Institute of Network Cultures, 2023; ed. it. MachinaLibro, 2025). Alessandro collabora con la rivista inglese Blue Labyrinths e la rivista italiana Charta Sporca. Vive a Londra e lavora per la rivista scientifica Frontiers.
